Visualizzazione post con etichetta Agrone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Agrone. Mostra tutti i post

venerdì 18 luglio 2014

Un annegamento nell'Adanà

La Gazzetta di Trento, 22 maggio 1888

Quel crudele torrentello ch'è l'Adanà, il quale or sono due mesi minacciava sommergere il paese di Strada (distretto di Condino) quantunque ridotto alle normali proporzioni fece di questi giorni una vittima. 
La fanciullina Teresa Giovannini d'Agrone, di sett'anni, recatasi a diporto con alcune sue compagne presso il forte Revegler, volle ivi attraversare il torrente sul trave gettatovi da sponda a sponda; ma perduto l'equilibrio precipitò nella corrente che la travolse per ben 100 metri nel suo corso. Le piccole compagne non ebbero il coraggio di tentarne il salvamento.
Ognuno può immaginare il dolore del padre disgraziatissimo, che avuta notizia dell'accaduto ed accorso, non trovò dell'amata fanciulletta che il freddo cadavere.

sabato 10 maggio 2014

L'incendio di Agrone del 1874

La Gazzetta di Trento, 1 agosto 1874

Incendio - Ci scrivono da Creto in data 30 luglio:
In sul far delle sette della sera del 29 luglio, già il cielo in burrasca e tuonante spaventevolmente, cadde una folgore sul tetto d'una casa immediatamente contigua al campanile della Chiesa nel villaggio di Agrone sottostante ai forti di Lardaro.
Trovandosi i piani dei sottotetti ripieni dei covoni delle tagliate biade, l'accesosi fuoco in un quarto d'ora aveva investito circa 25 case, in cui abitano più di 10 famiglie, ed in un' ora e mezza l'avea distrutte tutte.
Il rombo a stormo delle campane di 10 paesi circonvicini addusse un'infinità di gente, ma il ridosso delle case l'una all'altra, la strettezza della contrada e dei viottoli, l'imperversare delle fiamme agitate da furioso vento e le precipitanti macerie, impedivano l'avvicinarsi agli accorsi e di poter tagliare la corrente dell'elemento distruttore.
Accorsa la piccola guarnigione dei forti di Lardaro diretta dall'ufficiale e sott'ufficiali, mantenendo l'ordine e la sentinella alle masserizie salvantesi ed in un' ora fu sopraloco pure la benemerita arma dei Gendarmi in Condino, quale coadiuvò al buon ordine ed a salvare con tratti di bel coraggio oggetti di valore.
Veduta di Agrone, anni '40
Non vi fu da lamentare niuna vittima.
Si poté solo salvare la canonica, il campanile, la fucina Zulberti ed il molino di Armani Rodolfo.
Vanno ricordati per eroismo ammirabile con annegazione della propria vita i fratelli Lazzari Giacomo e Giuseppe, manenti del parroco e Bersaglieri provinciali, per aver il primo salvato le campane, il secondo una sessuagenaria vedova donna da certa morte.
Circa 230 anime trovansi a scoperto cielo, con arse la maggior parte delle mobiglie e dei primi raccolti di campagna, pochissime assicurate contro i danni dell'incendio, prive di denaro e d'ogni mezzo di sussistenza, per cui ogni carità cittadina, provinciale e dello Stato, sarà tanta rugiada benefica ristoratrice di affamate genti.
Il danno calcolasi varcare la cifra di  60,000 fiorini.

Agrone

Archivio corrispondenze giornalistiche:

1 agosto 1874: L'incendio di Agrone del 1874
3 agosto 1874: Un altro incendio per fulmine
25 giugno 1883: L'inondazione nelle Giudicarie
22 maggio 1888, Un annegamento nell'Adanà

martedì 6 maggio 2014

L'inondazione nelle Giudicarie

La Voce Cattolica, 25 giugno 1883

Giudicarie - Il Sarca scondusse immensa quantità di legname, masserizie e qualche capo di bestiame. Molti danni sofferse la strada tra Comano e Saone, al luogo detto la Scaletta.
Da Stenico, 10 corr. scrivono alla Gazz. di Trento: "Ieri verso le 4 pom. Francesco Ferrari, giovane sui 25, sposato di fresco, mentre stava con taluni altri adoperandosi ad assicurare il ponte sul torrente Lisana affin di mantenere il passaggio almen da quella parte, sdrucciolò precipitando nel torrente stesso, e travolto dalle acque vi trovò miseramente la morte, senza che i suoi compagni potessero prestargli aiuto. Al primo di lui grido suo cognato si gettò anch'esso nell'acqua ma non giunse a soccorrerlo, ed a stento anzi poté egli stesso esserne estratto. L'infelice Ferrari vedutosi nell'abbandono, perduto, fece un ultimo supremo sforzo, abbracciò il ramo di un salice, ma come questo spezzossi, egli ricadde in balia del vorace elemento. il cadavere non fu ancora rinvenuto".
Va da sé che per la pioggia dirotta ingrossarono in molti luoghi il Caffaro, il Chiese, l'Adonà, l'Arno e la Fiana. Quasi ogni paese, mancando i ponti, si trovò isolato. Si lodano giustamente le prestazioni del sig. Capitano distrettuale di Tione, dei pompieri e dei militari.
Annegarono nel Chiese due giovani di Condino. Anche due sorelle passando su di un ponticello del Chiese, e l'una volendo salvar l'altra, furono inghiottite e travolte dalla fiumana. Al 19 si parlava a Bondone di altre vittime a Cimego, Storo e Bagolino.
Veduta di Condino nel 1913
Il Caffaro a Lodrone ruppe due pilatri del ponte, che per ora è impraticabile ai carri.
Giudicarie. - Nella valle di Daone tutti i ponti crollati, eccettuato uno. Due sorelle di Praso annegarono nel torrente Remir, una di 18 anni, l'altra di 14. Le bestie delle malghe di Valcamonica, poste sul regolare di Daone, e da circa 70 individui chiusi per qualche giorno fra monti di neve al Nord-Ovest e il Chiese, coi ponti abbattuti al Sud-Est. La neve intanto spariva e così poterono risalire i loro alti monti ed il tutto condurre alle loro case.
Il paese di Cologna in pericolo per qualche giorno; si suonarono a stormo le campane. Ad Agrone, Strada e Creto gravi danni. Presso Stenico un giovine sposo restò vittima. Parlasi di altre vittime a Condino, Cimego...
Daone però fra tanti danni ebbe anche un non piccolo vantaggio. Da qualche tempo un grosso orso or qua or là andava facendo, senza essere sturbato, le sue provvigioni speciali di pecore e capre. Venne la piena, e fu trovato morto nel Chiese senza prima esser punto ferito.