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giovedì 22 maggio 2014

L'incendio della frazione Perghi

La Gazzetta di Trento, 1 dicembre 1871

Ci scrivono da Stenico: Lunedì 27 corr novembre alle ore 5 di mattina scoppiò per causa finora ignota un incendio nella frazione di Perghi del comune di San Lorenzo che in brevissimo tempo distrusse la intera frazione composta di 24 case. Fortunatamente non si ha a deplorare infortunii di persone, il bestiame ed i mobili sono stati tutti salvati ma con tutto ciò si calcola il danno a fior. 18 ai 20.000.
Si assicura che le 24 famiglie che formavano quella frazione e che al presente si trovano senza tetto erano tutte assicurate per un importo complessivo che supererebbe la metà del danno sofferto da quel paese.
1920, primo giro ciclistico del Banale

martedì 20 maggio 2014

L'epidemia di tosse convulsiva nelle Giudicarie

La Voce Cattolica, 30 gennaio-23 febbraio,  1886

Tosse convulsiva: -Drò e Pietramurata, 26 casi, 9 guariti, 3 morti, 14 in cura. Bleggio Sup., 227 casi, 124 guariti, 103 in cura. Stenico, 109 casi, di cui 89 guariti, 5 morti, 15 in cura. S. Lorenzo, 62 casi, 2 guariti, 2 morti, 58 in cura. Terragnolo, 21 casi, 4 guariti, 2 morti, 15 in cura. Storo, Anterivo e Trodena, nessun nuovo caso, da quanto pare.

Tosse Convulsiva: -Drò e Pietramurata, 23 nuovi casi, in tutto 122 di cui 101 guariti, 9 morti, 12 in cura.
Bleggio Superiore. Cessò affatto la epidemia, che colpì 304 bambini, di cui uno morì.
Stenico, nessun nuovo caso.
S. Lorenzo, un nuovo caso, in tutto 85, di cui 4 guariti, 9 morti, 72 in cura.
Comano, 23 casi

giovedì 15 maggio 2014

Una nuova cassa rurale

La Famiglia Cristiana, 13 dicembre 1895

San Lorenzo di Banale, 11
(Una nuova cassa rurale) Ieri sera ci onorò di una gradita visita il m. r. d. Lorenzo Guetti. Scopo della visita di quel benemerito sacerdote, si popolare per le belle sue istituzioni in pro specialmente di noi contadini e montanari, era darci un po' d'istruzione riguardo all'impianto d'una Cassa rurale nei circondari comunali di S.Lorenzo e Dorsino. Principiò la conferenza verso le ore sei e mezzo e l'adunanza era assai numerosa. Quando l'uomo del popolo fu in mezzo al suo elemento, principiò con quel suo dire chiaro e persuasivo a spiegare gli scopi dell'associazione in modo che l'uditorio, tosto ch'ebbe finito disse; che si deve fare? giacché siamo qui uniti facciamo l'impianto ancora questa sera. Al detto seguì il fatto. Si raccolsero quarantatre sottoscrizioni, indi si passò alla elezione della prima direzione. Suonava mezzanotte e tutto era finito. L'instancabile don Lorenzo si degnò dirigere lo scrutinio e, visto l'esito, ci lasciò parole di conforto augurandoci prosperi successi per l'avvenire. Noi ringraziammo.
Le società consorelle vogliano guardare anche la nostra con occhio amico.
ge.be.
Gente di San Lorenzo in Banale

mercoledì 7 maggio 2014

L'orso di malga Ben

La Voce Cattolica, 11 settembre 1890

S. Lorenzo, 9 settembre 1890
La comparsa d'un ospite importuno. - Nella mattina 8 corr. si sparse in tutte le ville di S. Lorenzo la triste nuova d'una vera ecatombe di pecore avvenuta nella malga di Ben, cagionata, giusta indagini praticate, dalla visita di quel brutto ceffo che si chiama orso.
Al momento non si sa precisare il numero dei morti e feriti, ma ritornati molti dal luogo della catastrofe col grave pondo sulle spalle dicono che una settantina sono di certo perite. Ma come mai tanta strage, si dirà, dal momento che quel coso ugnato non si mostrò mai tanto esigente, anzi anche questa volta si contentò di sbranarne alcune, e solo due o tre nasconderle bravamente fra i cespugli? E' da notare, che al primo del corr. mese si dovette smalgare a cagione della neve caduta agli ultimi d'agosto e che restava la sola Malga Ben caricata del solito bestiame. La quale ha due sezioni, una superiore e l'altra inferiore, divise da una rupe spaventosa; La parte superiore oltre i ripiani e valloncini concentrici ha un' estensione bellissima conformata a piano inclinato chiamato Prato di Ben, ove pascola il bestiame nei giorni più caldi d'estate, a Sud-Est della stupenda Cima Tosa.
Malga Ben attualmente
Caduta la neve in questo altipiano, il bestiame grosso dovette emigrare nella sezione inferiore ove trovasi pure il baraccone, caro rifugio per difendersi dal zeffiretto che san mandare, specie in tempi di burrasca, la Tosa e le sorelle torri merlate dello stupendo Gruppo di Brenta. Le pecore naturalmente potevano restare a posto, quantunque il loro alloggio si trovasse quasi 2000 metri sopra il livello del mare, perché trovano sempre da pascolare pei ridossi del monte tanto accidentato, e perché la neve fece presto a prendere commiato da quella località.
Restano però allora abbandonate a se, stando i pastori, come il solito, in basso, e mandando solo, forse due o tre volte in settimana, un piccolo ragazzo, a visitarle, o meglio, ad accertarsi che non sono uscite dalle montagne del Comune. Investita adunque dal feroce quadrupede, (altri dicono due madri e figlio), per salvare la pelle, fuggirono spaventate alla rinfusa precipitando le più fortunate da un' altezza di 200 a 300 m. La mandria si componeva di 90 capi circa, e 70 rimasero sul campo di battaglia. Molte furono stritolate in maniera, da non potersi più riconoscere, ed altre furono ritrovate fra le balze della rupe, formanti un ammasso informe di carne, già in istato di quasi putrefazione che in gran parte non si poté utilizzare.
Pare impossibile, che dalla domenica al lunedì, come si pretende, la decomposizione si avanzasse a tal segno: Il danno ascende a f. 500, ed è pur qualche cosa per questa povera gente grandinata due volte. Sarebbe però tempo di smettere quell'antiquato uso patriarcale, di lasciare le pecore sole senza custodia, tranne qualche visita rara e così alla sfuggita, del piccolo mozzo della mandria.
Il Comune aveva disposto, avanti qualche anno, che le pecore fossero custodite da appositi guardiani, e così il pericolo da prossimo faceva si almeno remoto; ma allora le pecore invece di soldi 40, per tutta la stagione, costavano soldi 70 per la custodia; per cui si fece un po' di chiasso, e si ritornò tosto all'antico sistema adamitico, con quanto vantaggio, l'esperienza di tutti gli anni, e di quest'anno specialmente, lo insegni.
Se forestieri vengono tutti gli anni con mandrie di pecore a dare la scalata alle nostre alpi, e con gran dispendio, eppure vi trovano il lor tornaconto, possibile, che non lo trovi chi è in circostanze più favorevoli?
Sarebbe tempo che si ascoltasse la voce della sana ragione e nella muta confidenza si ricercasse il vero progresso in un cespite d'entrata, che dovrebbe formare la vera ricchezza del paese!
Solitario

sabato 3 maggio 2014

Don Antonio Prudel e la chiesa di Deggia

La Famiglia Cristiana, 19 giugno 1896

S. Lorenzo di Banale, 9
Una piccola aggiunta. - Nei giornali cattolici del paese lessi la descrizione della bella festa fatta in Deggia, frazione di S. Lorenzo, ai 26 del mese scorso; e in quella descrizione si accennava a "un vecchio cooperatore" che stava a fianco del r.mo sig. decano di Condino, attribuendogli niente di più che l'ufficio di presenza. Ora, non per far torto agli scrittori di quelle corrispondenze, che io non ho il piacere di conoscere, ma per dare a ciascuno il suo, mi permetto di aggiungere che quel "vecchio cooperatore" di d. Redolfi è l'amatissimo curato di S. Lorenzo, m.r.d. Antonio Prudel, al quale tanto deve la chiesa di Deggia. Infatti d. Prudel, non contento di stimolare i buoni  e batter cassa per questa chiesa, che si può dire "l'amante del vecchio cooperatore" come Santa Maria del Fiore era l'amante di Giotto, diede egli stesso l'esempio col piccone e col badile durante i lavori, non badando al freddo e al caldo, di giorno e di notte, recandosi sul luogo della fabbrica (ci vuole un' ora per andarvi) magari due volte al giorno. Non so se questa mia piccola aggiunta alle già pubblicate corrispondenze offenderà la modestia dell'egregio sacerdote, ma io credetti mio dovere di farvela, e lo prego di non aversene a male.
Uno da Banale

venerdì 2 maggio 2014

La partenza per l'Argentina

La Voce Cattolica, 19 luglio 1884

Partenza per l'Argentina - Ci si scrive da S. Lorenzo: sabato 12 corr. partivano dopo ricevuti i Sacramenti ed ascoltata una Messa solenne a ciò fatta cantare, 11 dei più robusti giovani del Comune di S. Lorenzo per l'Argentina a raggiungere le altre 30 persone che li precedettero nell'altro mondo.
Un patriota da anni stabilito nell'Argentina offre lavoro a tanta brava gente del suo paese, e si spediscono denari; ma resta sempre vero che le famiglie stanno in continua pena pella mancanza di sacerdote, e di ogni culto esterno. Anzi questi poveri giovani gli sentii io stesso esclamare: quello che più ci preme si è che giunti al nostro destino non sentiremo più una parola amica che ci parla di Dio. Il Signore gli accompagni.
S. Lorenzo, 15 luglio 1884
Gente di San Lorenzo in Banale ai primi del '900

martedì 29 aprile 2014

Una povera annegata

La Voce Cattolica, 5 giugno 1888

Povera annegata! - Il sig. curato di S. Lorenzo ci scrive in data del 4 corr.
Boretti Giovanni di Dolaso ed Emilia Margonari da Prusa di S. Lorenzo, promessi sposi, jeri, domenica, 3 giugno alle 3 pom. partivano dal paese alla volta di Trento, per comperare i così detti "ori" per la sposa. Giunti al torrente Bondai, confluente del Sarca, in cui sbocca di fronte al Maso del Limarò, appartenente alla mensa P.V., tentarono il passo sopra una trave per evitare la curva delle Moline e giungere più presto per la via di Ranzo a Castel Toblino. Ma la povera sposa trovò la sepoltura nel torrente alquanto furioso in causa dello scioglimento delle nevi sulle Alpi, ed il promesso sposo si salvò a stento nuotando fra piccoli scogli nel gorgo, ove erasi slanciato per salvare la povera giovane. Un fratello della sposa li attendeva a poca distanza sulla strada che conduce a Ranzo, ma invano. Un contadino di Dorsino lo avvertì della disgrazia toccata all'infelice sorella.
Il paese è in costernazione e le indagini dei pompieri per rinvenire il cadavere, fino all'ora presente 6 ant. dei 4, furono inutili. Se la crede travolta nei gorghi del Sarca. E' proprio vero che "extrema gaudii luctus occupat", - e quall'altra "estote parati".

giovedì 24 aprile 2014

La tempesta a San Lorenzo in Banale

La Voce Cattolica, 12 agosto 1890

S. Lorenzo, 12 agosto (tempesta)
Egregio Sign.r Direttore

Si prega la di lei ben nota bontà a voler inserire nel reputato giornale di Lei il seguente cenno.
Alle 2 1/2 pom.e degli 11 corr. cominciò a romoreggiare cupo il tuono, e cavalloni di nubi nerastre e minacciose stendersi a N.E. del Comune di S. Lorenzo ed in breve giù acqua a diluvio di modo che il pluviometro in poco più di una mezz'ora segnava 50 mm.i d'acqua. Per circa 10 minuti cadde la grandine sì fitta, che in qualche località se la vedeva formata ancora ai 12. La Dio mercé il danno non fu quale si presagiva in grazia dell'acqua torrenziale mista alla grandine, che ne mitigò la violenza, altrimenti questa avrebbe scorticato anche gli alberi. Un vento violentissimo di N.E. concorse alla devastazione della zona battuta dalla grandine. Il grano turco sfrondato in buona parte e schiantato, il formentone primaticcio raso al suolo; l'uva, che prometteva bene, molto danneggiata e nella regione superiore delle sette ville quasi quasi distrutta. Nei vigneti poi razionali, a sud del paese nelle migliori posizioni limitrofe al Sarca, il danno è minimo tranne un gruppo di vigneti esposti sopra una romantica collinetta appartenenti ai bravi e solerti agronomi Raffaele padre e figlio Luigi ed altri per la ragione di una colonna di fitta tempesta che si staccava dal monte Gaza e probabilmente terminava in quella località incontrandosi ad Est con quella partita nella regione Nord di S. Lorenzo. Fa veramente compassione il vedere in pochi minuti distrutte tante liete speranze del povero agricoltore, specialmente dopo tante fatiche e dispendi sostenuti nella irrorazione e solforatura delle viti.
Fin qui si poteva cantare alleluja pei raccolti fatti e per la fondata speranza sui futuri, ma è proprio vero, che non c'è rosa senza spine in questa triste valle di pianto, e che la Provvidenza divina ci amareggia il dolce affinché gridiamo anche noi in senso al tutto cristiano il bel motto alpinistico "Excelsior". In paese circola la voce che un giovane ventenne e un bue restarono uccisi sul monte di Comano da un fulmine.

X.
San Lorenzo in Banale negli anni '50

lunedì 21 aprile 2014

L'offerta di un emigrato per la sacrestia di Deggia

La Famiglia Cristiana, 21 dicembre 1896


S. lorenzo, 18
(Lode al merito) Quantunque le ristrettezze economiche che lamentiamo risentano il contraccolpo di eco dolorosa nella una volta fiorente America, pure non fanno colà difetto anime generose e caritatevoli, che postergati i propri bisogni si ricordano di quelli materiali e religiosi dei propri compatriotti dopo aver racimolato colà un sudato obolo.
La prova più evidente che l'amore alla religione in generale, ed a Maria in particolare, non si scorda per mutar di tempi, luoghi e vicissitudini dagli animi cristianamente educati, l'abbiamo avuta in questi giorni sacri all'Immacolata.
Quella buona persona, che pur volendo celarsi sotto l'anonimo, ed a chi ci rimetteva la sua caritatevole elargizione vietava di palesarla, sappia che la elemosina trasmessaci per l'erigenda sagrestia di Deggia ci giunse proprio opportuna. Per qualche vecchia scadenza ci trovavamo in gravi e prolungate angustie, e ci siamo ridotti con grande fiducia alla Consolatrice degli afflitti, interessando tante buone persone a pregare onde ottener soccorso pei presenti e futuri bisogni.
La cara nostra mamma precorse, si può dire, il desiderio, giacché abbiamo ricevuto come soccorso venutoci dal cielo, ad imitazione di quello di Elia, l'avviso che una persona dalla lontana America metteva a disposizione della fabbriceria f. 30 a favore della nuova sagrestia. Ci siamo affrettati di dare la consolante notizia al laborioso vegliardo fabbriciere Lorenzo Giuliani, il quale con altri ben intenzionati, il giorno stesso che si compiva l'ottavario dell'Immacolata, brandiva le arruginite leve e il piccone per cominciare lo sterro dei sassi, onde gettare le fondamenta alla necessaria sagrestia e rispettiva torricella.
Con questo cenno si convincerà l'egregio benefattore che non lasciamo dormire il danaro elargitoci, ed in pari tempo, ringraziando, l'assicuriamo che quando il giornale, a mezzo del suo confidente, giungerà nelle sue mani, la preghiera dei beneficati sarà salita gradita al trono di Maria per lui e la sua diletta famiglia.
Rinnoveliamo qui, con viva compiacenza, i nostri ringraziamenti al depositario de' suoi segreti, Rigotti Luigi di Prusa, provvido zelatore del santuario di Deggia, e lo preghiamo a volersi fare interprete dei nostri sentimenti presso il benefico incognito.
Tutti poi i numerosi benefattori compatrioti e stranieri sappiano, che o molto o poco che offrano, sono compresi nel numero di coloro pei quali, e vivi e morti, si offrono settimanali preghiere e Comunioni in quella attraente Chiesa.
Pur troppo le condizioni economiche, sì angustiose per tutti, non consentono più le larghezze d'altri tempi. Ma il quomodo potueris, ita esto misericors delle sacre pagine, quadra al caso nostro; giacché nulla è poco a chi non ha nulla, e tale è la nuova Chiesa; come tutto è molto agli occhi di chi guarda più al cuore che alla mano; e tale è Dio, a cui si dà dando alla sua dilettissima Madre, la quale dal trono erettole in Deggia, nel suo muto ma eloquente linguaggio, a tutti i presenti e futuri, stendendo le amorose sue mani precisamente verso la parte ove sorgerà la sacrestia e campanile quale parte complementare dell'edificio, par che dica: "Ecco una parte tributaria del sudato obolo de' mie cari figli sparsi sulle immense distese americane".
Un riconoscente

domenica 20 aprile 2014

La benedizione del santuario Madonna di Caravaggio di Deggia

La Famiglia Cristiana, 10 giugno 1896

Deggia di S. Lorenzo, 28 maggio (rit.)

(Una bella solennità). Bella, commovente e splendida oltre ogni aspettazione riuscì la festa del 26 corr. in Deggia, la funzione religiosa della Benedizione della nuova Chiesa, imagine di Maria SS. di Caravaggio, e nuove campane.
Erano già trascorsi quattro anni dacché l'abbrivio alla non facile impresa partiva da un bravo giovane, Margonari Sperandio di Prusa, dimorante nell'Argentina, colla cospicua offerta di 20 marenghi, ed il vagheggiato pensiero stava per divenire una insperabile realtà.
Difatti, ai primi di giugno del 1894 s'abbandonava il progetto d'ingrandimento della indecorosa vecchia Cappella come antiestetito e rejetto ripetutamente dall'eccelsa i.r. Luogotenenza d'Inssbruck coll'ingiunzione di presentarne uno nuovo meglio rispondente allo scopo. La cosa non era facile, e con difficoltà si poteva cavarsi d'impaccio essendo già chiuso l'incanto per l'ampliamento della vecchia, ed i levatari pronti a manovrar di piccone e per di più i fondi necessari fondati su mobile arena. Sembrava che la cosa dovesse andare a picco senza l'intervento d'uno di quei fatti, che chiameremo providenziali, e che influiscono sulla volontà e la determinano ad agire talvolta anche contro speranza.
Contro ogni previsione infatti ai 10 dello stesso mese veniva collocata la prima pietra con tutta solennità. Per una relazione da giornale non è mio intento il tessere la cronaca delle vicende ora esilaranti ora, comiche e dolorose che accompagnarono il lavoro d'erezione; ciò formerà l'argomento d'uno spigliato lavoro semidrammatico riservato all'archivio canonicale, il quale farà ridere saporitamente i posteri pel modo tutto nuovo d'applicare la tanto vantata libertà, e tornerebbe pericoloso d'altronde lo stendere il bucato in piazza, quindi i cortesi lettori sacrifichino la curiosità.
S'avvicina il 26 maggio, ed agli sgoccioli d'aprile tutto era in disordine, tutto mancava fuorché le muraglie nude e brulle col tetto; ma volere è potere, le difficoltà furono superate mediante l'unione di forze energiche, ed all'universale scoraggiamento subentrò la fiducia. Ed ecco che la bella chiesa si presenta quale sposa adorna nel fausto giorno sul colle romantico di Deggia e Moline, quasi vigile scorta di quelle frazioni, intanto che la vecchia cadeva sotto i colpi demolitori del piccone per far luogo al grandioso piazzale davanti alla nuova.
La chiesetta di Deggia attualmente
Un solenne triduo di preparazione, predicato dal rev. cooperatore curaziale, disponeva la popolazione alla solennità, mostrando la grandezza di Maria, perché pura, umile e caritatevole.
L'alba del 26 salutata dallo sparo dei mortaretti sembrava minacciare la festa con una pioggerella minuta, ma la santa Madonna voleva il suo trionfo, e le processioni e funzioni furono fatte in piena regola.
L'impressione e l'emozione giunsero al colmo quando la processione si distese in tutta la sua pompa sul lungo stradale delle Moline e Deggia fiancheggiata dal Dos Mani, ove si trovano le rovine del castello omonimo da una parte, e il torrente Bondai dall'altra. Quale contrasto col verde cupo del bosco e le vesti bianco azzurre dei 24 giovani che sostenevano il fercolo della Madonna, i veli dello stesso colore e le corone bianche in testa delle 24 fanciulle che sostenevano quello della pia contadinella! Per farsi una giusta idea è necessario avere un cuore riscaldato all'amore di Maria, è necessario conoscere le condizioni logistiche di quei luoghi. Da ogni petto spontaneo erompeva il grido: "Non abbiamo mai veduto né vedremo sì facilmente una solennità così maestosa in questi luoghi solitari!".
Giunta la processione in Deggia salutata dalle popolazioni dei paesi vicini, il r.mo arciprete di Condino don Giacomo Redolfi quale delegato vescovile incominciò le funzioni rituali, e giunto al Vangelo della Messa solenne dovette salire il pergamo improvvisato sulla porta maggiore per far sentire la parola di Dio all'immensa moltitudine che gremiva e Chiesa e piazzale. Esordiva coll'esternare l'alta sua soddisfazione pel bene fatto, col mostrarsi meravigliato di ritornare dopo 13 anni da che era partito da S. Lorenzo in quel luogo a benedire una nuova Chiesa, cosa creduta impossibile. Quindi con rapido passaggio trattò con affettuoso discorso il tema: Maria Signora di grazia, Signora di merito, e Signora d'impero, chiudendo coll'eccitare tutti all'amore e alla fiducia in Maria, scudo contro le tentazioni, sollievo nelle amarezze della vita.
Lo stile della Chiesa è il romano, in generale è ben proporzionata, le parti armonizzano artisticamente, i capitelli delle arcate sono un po' troppo pesanti, e qualche altro lieve sconcio riscontrasi difficile ad evitarsi in una fabbrica disegnatasi al chiarore di luna.
L'altare fu tolto dall'esposizione Vaticana illustrata, dono fatto a Leone XIII dal vescovo e Diocesi di Tarbes negli alti Pirenei. I gradini e la predella sono di pietra tolta dalla cave di S. Lorenzo, il resto di legno bianco duro con specchi neri ove sono incastonati fregi dorati; in mezzo campeggia il monogramma di Maria, la mensa è sostenuta da quattro coloncine coi capitelli dorati. Nel suo complesso è bello ed appariscente.
Le statue uscirono dal laboratorio del bravo ed onesto Giuseppe Rungaldier di Gardena, come pure i fregi dell'altare. Devota è l'imagine di Maria che protende le mani verso la desolata Giovanna in atto di consolarla, ricco il manto azzurro, e delicate le pieghe. Rosso un po' sfacciato il colore del sottoabito. Il sembiante della contadina la mi sembra un po' troppo giovane, e forse lascia essa un po' desiderare in quanto alla grandezza, del resto l'atteggiamento è sublime, l'espressione di dolore e di celestiale confidenza con quelli occhi quasi lagrimosi rivolti alla Vergine benedetta rapisce ed affascina.
Il fausto giorno veniva poi allietato nella sacra funzione dalla simultanea presenza di 13 sacerdoti della Parocchia del Banale con alla testa il m. r. Paroco nonché dei rev. coop. di Spormaggiore e Vezzano, i quali tutti coadiuvarono il rev. celebrante nella Messa solenne musicata dal coro dei giovani di S. Lorenzo appositamente istruiti dall'infaticabile don Gentilini e nei vespri solenni, processione serotina e Tedeum.
Non mancarono bandiere, archi, iscrizioni analoghe alla solennità dettate dalla feconda mente del signor dirigente le scuole popolari Brunelli Giovanni, una delle quali sopra l'arco maggiore piacque assai, perché alludeva al rev.mo arciprete funzionante che ritorna in mezzo a quel popolo che edificò colla parola e coll'esempio per 16 anni come curato per benedire a Maria a fianco del suo antico cooperatore.
Il concorso dei conterranei fu straordinario, si calcolano a 2000 e più le persone che intervennero alla grande solennità, e quello che più importa si è che sul volto di tutti si leggeva la pietà, la commozione, e non si ebbe a lamentare il minimo inconveniente in tanta folla, sicché anche la benemerita arma non ebbe disturbi.
Al modesto banchetto fatto in un salone tutto moderno improvvisato sull'aja del vegliardo Giuliani Lorenzo santese venne letta una patetica ode, distribuita ai convenuti assieme all'effigie di Maria fotografata per l'occasione dal maestro Brunelli e dal cooperatore D. Alfonso. Non mancò la più schietta ed onesta allegria cogli evviva a Maria, a Leone XIII, al benamato Pr. Vescovo, al rev.mo arciprete, all'impresa, ai Comuni di S. Lorenzo, Andalo e Molveno.
E qui mi sia permesso, e credo di non offendere la modestia di nissuno, di segnalare la generosità veramente magnanima dei fratelli Rigotti, m.r.d Giuseppe direttore spirituale del Seminario P.V. di Trento e Luigi, di Angelo Donati, ed Orlandi Santo negozianti in Prato pel dono che fecero alla Chiesa nuova di due belle campane uscite dalla fonderia Chiappani di Trento. Onore e ringraziamenti a chi tanto fece per procurarci una reliquia di Maria SS. Onore ed azioni di grazie ai nostri laboriosi pittori Brunelli e don Gentilini i quali non risparmiarono né tempo né fatica per decorare il sacro tempio, con generale soddisfazione.
S'abbiano ringraziamenti e l'eterna nostra riconoscenza gli artisti falegnami e fabbri ferrai di S. Lorenzo e di Andalo che prestarono gratuitamente l'opera loro, la signora maestra locale Adelina Eccheli, la quale certo non risparmiò se stessa per rendere maggiormente decorosa la funzione coll'approntamento degli addobbi ecc. Un grazie cordiale ai pompieri ed al loro dirigente Angelo Donati per l'attività spiegata e pel decoro aggiunto alla solennità colla loro presenza, ed al santese Lorenzo Giuliani che tanto faticò per condurre a termine la fabbrica. Un grazie cordiale mandiamo ai nostri compatrioti di America, di Baviera e di Francia pel sudato obolo che vollero spedire per onorare la nostra cara madre Maria; a tutti quegli onesti e caritatevoli negozianti che ci furono larghi nell'abbassare i prezzi delle diverse somministrazioni, e fra questi meritano speciale menzione il sig. Salvatore de Tisi vetrajo di Rovereto, e Giuseppe Rungaldier che sopra il contratto volle far dono alla Chiesa delle quattro coloncine che sostengono la mensa dell'altare.
Un grazie cortese a tutte le fioraje e ricamatrici di S. Lorenzo ed estere, che concorsero spontaneamente a decorare il sacro tempio, fra le quali merita speciale menzione la sig. maestra Gregori Giuseppina di Andogno donatrice e lavoratrice di due cuscini di velluto rosso.
Sarebbe ingratitudine il dimenticare i lodevoli comuni e le popolazioni di Andalo e Molveno nostri contermini per la carità usataci in elemosine e legnami pella Chiesa ed ultimamente per l'orchestra.
Tutti, tutti coloro che hanno prestato il loro concorso, anco i dimenticati in questa relazione, s'abbiano la nostra riconoscenza.
Quella benedizione che con accento commosso ed infuocato invocava da Maria il rev.mo arciprete celebrante, scenda copiosa sopra tutti i nostri benefattori che pel corso di due anni prestarono l'opera loro gratuita all'erezione del devoto santuario coll'approntare i materiali all'impresa, e questa benedizione serva di sprone, come bene accentuava il r.mo signor Decano, a far sì che il bene incominciato sia coronato d'uno splendido termine. Possa la Vergine di Caravaggio suscitare anime generose come in passato, le quali sentono in fondo al cuore quanto resta ancora da farsi per la provvista d'una pianeta, d'un Messale, candelieri, d'una lampada conveniente al decoroso ornamento del sacro recinto, cose tutte che mancano assolutamente, e d'una sagristia conveniente.
Quella fede incrollabile nella Vergine, che tutti animò fin qui, speriamo che non iscemerà nel futuro, e questa stessa fede saprà riscaldare altri cuori amanti d'una tanta Madre. Quod est in votis.
Un osservatore eremito

venerdì 18 aprile 2014

L'emigrazione verso l'America

La Voce Cattolica, 26 novembre 1889

S. Lorenzo. 23 novembre. - In questa settimana han fatto fagotto per l'Argentina 9 individui di qui, preceduti pochi giorni avanti da altri 16 per l'America del nord. Tutti si sono accostati ai SS. Sacramenti ed han fatto celebrare due Messe solenni coll'esposizione del Venerabile. Oh, la Vergine benedetta, la stella del mare, sia propizia a tanta povera gente che deve abbandonare la patria per campare la vita e pagare i tanti balzelli che gravitano sulle già oberate sostanze! Stringe il cuore però a pensare la desolazione di tanti genitori e spose nell'abbandonare i loro cari, senza, forse, rivederli mai più. Nulla dico del triste presentimento delle perdite di un ordine superiore a cui molti vanno incontro, specie la gioventù incauta e pella mancanza della guida e sorveglianza dei genitori e delle funzioni sacre, della parola di Dio, e particolarmente pell'abuso orrendo e profanazione dei giorni consacrati al Signore mediante il lavoro. Si porta spesso quale specioso argomento per travagliare la festa, che è assai meglio l'occupazione che l'ozio. Io non so quanto varrà questo pretesto davanti al Signore che comanda di cessar dal lavoro e far opere pie in giorno dedicato al divin culto e al pensiero dell'eternità. Saranno gravi certo i mali prodotti dall'ozio, avverandosi il detto dello Spirito Santo, multam malitiam docuit otiositas. Ma quest'ozio si funesto non è una conseguenza necessaria della intermissione del lavoro nei giorni sacri; la conseguenza necessaria del lavoro festivo sono i gravi danni morali dell'uomo ridotto ad una macchina, ad un' automa e spogliato d'ogni sentimento, fuorché della cupidigia dell'oro e dell'interesse. Questi contadini recatisi colà, dimenticano quella gran massima del curato d'Ars si spesse volte anche da loro toccata con mano in Europa che chi vuole andare in malora lavori la festa!
Non nego nei più il bisogno dell'emigrazione; ma più di una volta non è il vero bisogno che ve li spinge; è ora leggerezza giovanile, ora moda od epidemia, e non di rado è egoismo e bassa invidia, e tema d'essere sopravanzato dagli altri.
Molti conosco, che non erano niente affatto necessitati a questo passo dalle loro circostanze domestiche, e che potevano rimanersi nelle loro famiglie senza danno e senza pericolo, e si lasciarono vincere soltanto dalla frenesia d'emigrare e dall'avarizia. Molti poi presto disingannati, e privi dei balsami che versa sull'anima nelle sventure la religione, si risovvengono poi di Dio e scrivono alle lor famiglie e al loro curator d'anime che preghino per loro, fan divozioni, ordinano celebrazioni di Messe, doni alla Madonna ecc. Vuol dire questo che sentono il vuoto in cui si trovano senza Dio, sentono, in altri termini, che l'uomo non vive di solo pane, e che i dollari, ed i nazionali da soli non possono appagare il loro cuore fatto per beni, che non son questi del mondo. Un mio intimo mi scriveva da Nuova York al tempo della terribile catastrofe di Pensilvania "Mi aspettava che Dio sprofondasse tutta questa terra di maledizione per le orrende empietà che si commettono. Quanto mi sento infelice trovandomi lontano dai nostri paesi cristiani".
E qui tralascio per ora certe descrizioni del nefando materialismo che domina, specie nelle grandi città; forse a tempo opportuno tornerò sull'argomento.
Ai miei cari, che vedo partire a malincuore desidero e prego un buon viaggio, e la benedizione di Dio per gli affari e per l'anima...
Di questi giorni son ritornati tre dall'Argentina; ma uno un po' malconsolato perché a Buenos Aires, spartatosi dai compagni per andare al cambio, sbagliò la strada e dirigendosi verso il mare, capitò in due angeli custodi, che l'avevano appostato, i quali gli intimarono col revolvere e il coltello alla mano di vuotarsi le tasche in favor loro, e lo sollevarono di 300 fiorini, coll'aggiunta di far presto, se non voleva fare un bagno nel mare. Buon per lui che il resto del danaro l'avea consegnato ad un' altro patriota, e trattane una cambiale...
Il solito eremita

giovedì 17 aprile 2014

I danni dell'uragano sui boschi di San lorenzo

La Famiglia Cristiana, 26 ottobre 1896

Dalle rive dell'Ambiez, 22.
(Danni delle acque). Stavo sempre in aspettazione d'una commissione sopra luogo per darvi notizie positive sulle rovine prodotte dall'uragano del 15 corr. alla selva del Comune di San Lorenzo sul monte Denglo, ma siccome Giove pluvio non mette giudizio e impedisce l'effettuazione, ve ne do lo stesso qualche smorta idea.
Nel pomeriggio del giorno 15 si udì sopra le ville di S. Lorenzo un forte rumore, simile al sibilo del ciclone, presago certo di qualche sventura.
Diffatti dai pastori, taglialegna e falciatori discesi dal monte Dengolo, posto sul versante meridionale della Cima Tosa sul fianco S.E. si seppe, che i tetti delle cascine, le piante qua e là seminate nei prati, il legname raccolto per gli usi domestici, tutto s'agitava in quell'ora fatale, e veniva trasportato in ridda spaventosa. Le persone si salvarono nelle stalle del bestiame e nei massicci casinali.
In pochi minuti la maestosa selva chiamata il Bondai di Denglo fu rovesciata in un modo spaventoso e rovinata per molti anni, avendo la violenza dell'uragano assieme colle piante trascinata la cotica del suolo.
Il turbine soffiava a Est dell'infida Tosa a ridosso dell'alta montagna dei Marugeni, ed in cima alla selva si contentò di scegliere qualche pianta, sempre scendendo con maggior numero di vittime, finché fece tabula rasa della perla del monte.
E' un vero campo di battaglia dopo sanguinosa tenzone! Piante incrociate in tutte le direzioni, accatastate confusamente, spezzate in tutte le direzioni e gradatamente in tutte le altezze: un  vero pandemonio. - Si calcola che tra piccole e grandi saranno più di 10.000 gettate alla rinfusa.
-Il danno maggiore lo soffre il Comune ed un poco anche i fratelli Tomasi di Senaso, i quali erano intenti al taglio delle maggiori levate all'incanto avanti qualche anno, perché con tanta confusione il lavoro sarà assai maggiore, e poi fu tutto ingombrato il condotto costruito sugli scogli del monte per la trazione del legname alla rassica edificata in fondo alla valle sul torrente Ambiez originato dalla Tosa. Fu una grazia speciale che in quel giorno nissuno dei fratelli impresari si trovava nel baraccone in mezzo alla selva, altrimenti sarebbero rimasti schiacciati come tortelle. Fortuna volle che il più giovane dei fratelli, trovandosi sul monte, a cagione del tempo piovoso fu trattenuto dai falciatori nelle cascine dei prati dirò quasi a forza, altrimenti sarebbe infallantemente perito. Ne siano grazie a Dio ed alla Vergine benedetta.
Se è lecito esprimere un pensiero, dalla disgrazia stessa il Comune potrebbe ritrarne un vantaggio; e sarebbe quello di utilizzare il legname sradicato pella fabbrica della Chiesa curaziale - L'occasione sarebbe propizia, basterebbe saperla afferrare - Vedano un po' i patres patriae se la cosa merita la loro attenzione, e ponderino bene che ad un interesse effimero, ne sovrastano di assai maggiori pei tardi nepoti, e che partito preso affanno cessato.
Fra Simpliciano spigolatore.

venerdì 22 novembre 2013

L'incendio di Senaso nel Banale

"La Gazzetta di Trento", 14 novembre 1868

L'incendio a cui accennavamo in uno degli ultimi nostri Diarii, e sul quale dicevamo appunto che mancavano notizie e non correvano se non che voci, anziché S. Lorenzo, come dicevasi, ha colpito il 9 corr. Senaso, frazione bensì del Comune di S. Lorenzo di Banale, scoppiandovi alle ore 8 di sera, e distruggendovi l'intiero paese, con tutte le 34 sue case.
L'i.r. Gendarmeria che a passo di corsa da Stenico poté in soli tre quarti d'ora precipitarsi sul luogo dell'incendio, ebbe campo a distinguersi, in quanto che, oltre le utili sue prestazioni, un gendarme vi salvò un povero vecchio di 62 anni, per nome Antonio Toncasi, ed un altro, assistito da due villici, poté trarre da morte sicura la vecchia vedova Barbara Orlandi, impotente nella decrepita sua età di 82 anni a provvedere colla fuga da sè alla propria salvezza.
Il bestiame fu tutto salvato.
La maggior parte delle case sarebbe assicurata presso la Società di assicurazione di Trieste.
Ignota è tuttavia la causa dell'incendio; si sa soltanto che aveva origine nella casa del villico Bosetti.

L'incendio di Senaso

"La Gazzetta di Trento", 14 novembre 1868

Stenico, 10 novembre
(Nostro carteggio particolare)

Ieri sera questo distretto è stato funestato da uno di quei sinistri che sì di frequente, pur troppo, desolano il nostro paese e sempre lo desoleranno finché la volontà risoluta e concorde di coloro che sanno e possono, non provveda alla ricostruzione del caseggiato de' nostri villaggi, che è una vera compassione, e non ne bandisca una volta i tetti di paglia o di assiti, così detti a scandole, in merito ai quali a questi poveri nostri paesani non è nemmeno consentita la quiete de' loro sonni, ché sanno d'aver sospesa sul capo sempre questa tremenda spada di Damocle, ch'è per essi l'incendio; l'incendio che quì, nonché limitarsi come altrove, ove le abitazioni rispondono un po' meglio al loro scopo, e sono quello che si dicono, umani abitatori, distrugge in poco d'ora dacché divampa tutto intero il paese, senza possibilità di nulla sottrarre alla voracità delle fiamme, perciò appunto che queste trovano esca si grande negli infelici nostri tuguri, che potranno tra noi sussistere ancora per la neghittosità di cui tocca colla parola e coll'opera provvedere, ma sussistendo saranno sempre, come sono, un vero insulto allo spirito umanitario-progressista che vorrebbe essere il vanto del nostro tempo.
"La Gazzetta di Trento", 27 novembre 1868
Senonché io spreco fiato, veramente lo spreco in queste dissertazioni le tante volte e inutilmente ripetute; sicché passo senz'altro a riferirvi il caso doloroso; si registrerà anche questo, e basta.
Il fuoco divampò alle 8 circa d'ieri sera a Senaso, frazione del Comune di San Lorenzo. Per le ragioni che tutti sanno e che testé mentovate, quando si è detto il fuoco divampò, qui tra noi è tanto come dire il paese fu dato in preda alle fiamme. In fatto appiccandosi di casa in casa, da tetto a tetto, il fuoco investì ben presto tutto il paese, e tutto lo distrusse non essendone andate illese che la piccola Chiesa ed una casipola isolata ed alquanto discosta dal gruppo di quelle formanti il grosso del villaggio. Così in breve ora l'incendio predò e ridusse in cenere ben 30 case, nelle quali per colmo di sventura stavano raccolte appena le entrate di grani e foraggi ed altro, costituenti tutto il bendidio di que' poveri frazionisti, che così vanno a trovarsi come senza tetto anche senza pane, nel venir appunto della cattiva stagione. Sono circa quaranta famiglie sbalzate a questo modo nella sciagura, costrette a mendicare perfin l'asilo ne' paesi vicini.
Reputo superfluo dirvi alcun che sullo strazio della scena luttuosa; mi limito a rilevare che se non altro non vi si ebbe a deplorare alcuna vittima umana, ma ciò pure per un capello, ed a merito particolare della Gendarmeria accorsa prontamente sul luogo, e che a salvare i pericolanti come a prevenire maggiori disgrazie adoperossi con tale impeto generoso di sforzi, con coraggio tale, e tale infaticabile zelo intelligente, da aver posto nel cuore di quanti ebbero ad assistervi le radici di una profonda eterna gratitudine. Non mancarono però, si deve pur dire, le coadiuvazioni più ancomiabili di parecchi compaesani; ed è, ripeto, agli sforzi uniti di questi e de' valorosi gendarmi, e particolarmente di due di essi di cui m'è sfuggito il nome, se non s'hanno a deplorar vittime, e tre vite anzi che gravemente pericolarono, sì che s'ebbero un momento come perdute, poterono esser salve, e tra queste una povera vecchia quasi ottantenne che già erasi tenuta per morta.
Quanto al danno io manco fin qui di estremi per potervene esattamente ragguagliare, ma ad un calcolo approssimativo ritiensi che in tutto, comprese le derrate distrutte, possa salire ai 20 mila fiorini incirca. Per buona ventura tutte le case, o quasi tutte erano assicurate.
Ora che vi scrivo, sulla faccia del luogo sta la desolazione; non va però tacciato come a rilevar per quanto possibile gli spiriti, e dar opportune disposizioni di estemporanea necessità, contribuisse la presenza dell'I. R. Commissario Capitanale Kefler, colà con rara sollecitudine sbalzato già stamane per tempissimo, e con quell'interesse veramente amato che in altri consimili infortuni lo distinse. (Continua)

L'incendio di Pergnano

"La Gazzetta di Trento", 16 luglio 1868

-Ci si scrive da Stenico che alle ore 9 di mattina del giorno 10 corr. scoppiò un incendio in una casa alquanto isolata della villa di Pergnano, la quale, eccezion fatta degli avvolti a pian terreno, venne anche distrutta dalle fiamme. Essa appartiene a diversi proprietari e da alcuni di questa era assicurata al patrio istituto per la somma di fiorini 950 V.A. Le fiamme consumarono pure i foraggi, la paglia ed il fieno che, non ha guari raccolti, erano stati in essa riposti. Il valore di questi si fa salire a fiorini 200. L'autorità politica di Stenico nonchè l'i.r. Gendarmeria furono pronte ad accorrere sopra luogo e a dare le opportune disposizioni. Fortunatamente non si ha a deplorare alcuna vittima umana o perdita di bestiame, sebbene qualche donna poté a stento venir tratta a salvamento. La popolazione accorsa volenterosa e pronta, ed agli sforzi di tutti riuscì circoscrivere l'incendio, impedendo che si comunicasse al limitrofo paese, distante solo una cinquantina di passi.

giovedì 7 novembre 2013

La festa a Tavodo per l'anniversario della Costituzione

"La Gazzetta di Trento", 1 marzo 1863


Tavodo di Banal Stenico 27 febbraio

-Ieridì questo villaggio sede della parrocchia di Banale ebbe una festa tanto più lieta in quanto non ebbe mai finora il privilegio d'una solennità d'ordine pubblico.
I comuni generali di Banal Stenico e Banal Mani vollero celebrare l'anniversario della costituzionenella loro parrocchia. Numerosi spari di mortaretti annunziavano alla valle il ricordo del grande avvenimento, i paeselli circonvicini vi convennero, e Tavodo brulicava come nei giorni di sagra. Alle ore 10 fu celebrata una messa solenne alla quale assistettero gli impiegati della discosta i.r. pretura di Stenico in piena uniforme di gala.
Dopo le sacre funzioni accompagnate dalle incessanti salve, gli ii. rr. impiegati coi capicomuni generali a cui si univano anche quelli del Bleggio Superiore ed Inferiore convenivano al Bagno di Comano a gioviale banchetto, ove fra una vera costituzionale fratellanza i brindisi innalzati al nostro Augusto Imperatore ed alla Costituzione attestavano quanto cordialmente la festa fosse stata inaugurata da queste leali popolazioni.
Un giorno sì fausto resterà incancellabile nella memoria di tutto il Distretto

1. La costituzione austriaca risaliva al 1848 e quindi si celebravano i 15 anni dalla sua entrata in vigore

lunedì 4 novembre 2013

L'incendio di Andogno

"La Gazzetta di Trento", 15 novembre 1862

Stenico 10 novembre 1862
(Nostro carteggio particolare)

Ieri sera verso le ore 7 lo squillo delle campane e le grida di fuoco allarmarono nuovamente questi abitanti, ed una densa colonna di fumo con le rosse tinte al ciel lontano avvisarono un incendio, quasiché non bastasse la non interrotta serie di sventure che affiggono da anni questo distretto.
E diffatto Andogno, pacifico paesello alle falde dei monti che sormonta la vedretta della Tosa, per causa finora ignota fu preda delle fiamme.
Trentatrè case coperte a paglia abitate da 44 famiglie in poco più di mezz'ora non furono che fumanti rovine, ne potevansi salvare che tre case e la chiesetta.
Mobili, grani, paglie, strame e fieni, il prosperoso raccolto dopo 10 anni di scarsezza, tutto fu in pochi momenti distrutto. Molte di queste case erano fabbricate a più piani ed a soffitta e più compiuto fu perciò lo sterminio e maggiore il pericolo per gli abitanti consistenti per lo più in povere donne coi loro figliuoli sendoché gli uomini erano di già partiti per l'Italia ove si trovano a lavori vernali. Ed in vero straziante fu lo spettacolo. Stringere con una mano i bimbi ed afferrare coll'altra l'armente, le si vedeva correre confuse per le anguste vie e sparpagliarsi per le campagne guardando con muto silenzio come il fiero elemento divorava il frutto delle loro fatiche. Ancor mentre infuriava il fuoco comparve il sig. pretore Bernardi con tutti i suoi impiegati, la i.r. Gendarmeria, buon numero di abitanti di Stenico e d'altri paesi con alla testa il sig. capo-villa Litterini che condusse per quei sentieri alpestri la macchina idraulica di Stenico, e con essi accorse il clero delle vicine ville e lontane, e le persone del corpo sanitario portando ovunque assistenza e conforto.
Grande però fu la scarsezza dell'acqua ed ancora molto tempo dopo la mezza notte le fiamme guizzavano per ogni dove e l'astro notturno sotto un velo di fumo, quasi che mesto spettatore di umani guai, mandava sua cupa luce su questa scena di squallore.
Non si deplorano vittime umane avvegnaché gli abitanti all'ora dell'incendio si trovassero in casa, e le case stesse fabbricate a ridosso del monte formassero un labirinto da cui non fu facile uscire e non perirono che poche armente soffocate dal fumo. Il danno recato ai fabbricati ammonta all'incirca a 20000 F. essendone assicurato un importo di F. 14000 all'Istituto provinciale; il danno riguardo agli effetti mobili viene fatto ascendere pure all'ingente cifra di F. 20000 ed i mobili stessi non sono assicurati che circa nella terza parte.
Il paesetto era povero, l'inverno trovasi alla porta, l'inverno come si fa sentire sui monti, ma la Villa di Andogno fiduciosa, spera che a lei pure si porgerà l'obolo di cristiana carità che fu elargito ad altre sorelle di sventura.

L'incendio di Dorsino

"La Gazzetta di Trento", 18 agosto 1869

PUBBLICO RINGRAZIAMENTO

Il 19 p.p. luglio scoppiava nel povero paese di Dorsino, distretto di Stenico, un incendio, che in brevi istanti, distruggeva tutte le case, una sola risparmiandone, le quali erano ripiene di frumento, segala, orzo, fieno, paglia. Ottanta famiglie in un quarto d'ora furono ridotte nella più squallida miseria.
Resa edotta di quest'infortunio l'Inclita Giunta provinciale per mezzo dell'i.r. Commissario distrettuale in Tione sig. Vigilio Kofler, persona veramente degna di lode, pel suo zelo e pel suo animo filantropico, inviò tantosto al disgraziato Comune la somma non indifferente di fiorini 1000 onde far fronte ai più stringenti bisogni, accompagnando l'offerta colla promessa di ulteriore soccorso, appena che sarà rilevato il danno effettivo, che intanto si calcola a f. centomile.
Questa Deputazione comunale, interprete anco de' suoi amministrati, compresa dai più vivi sentimenti di gratitudine e di perpetua riconoscenza verso quella mano benevola, che cercò alleggerire le nostre miserie, non può a meno di renderle pubbliche grazie con quell'affetto e devozione, che un cuor sincero e leale può dettare.
Dall'ufficio comunale
Dorsino 13 agosto 1869
Zanetti Vincenzo Capo-Comune
Trughi Giovanni Consigliere
Delaidotti Antonio Consigliere

sabato 2 novembre 2013

L'incendio di Villa Banale

"La Gazzetta di Trento", 20 aprile 1858

Stenico, 18 aprile

Un disastroso incendio ha distrutto ieridì dalle ore 2 alle 3 pomeridiane il paese di Villa, nella parocchia di Banale, tutto intiero. Cinquantasei case con settantadue famiglie vennero colpite da questa disgrazia, dalla quale restò immune la sola chiesa. Il danno complessivo è calcolato ammontare ad oltre fiorini 30.000 V.V. M.C. Però tutte le case, ad eccezione di una si trovano assunte nel patrio istituto di assicurazione contro gli incendi. L'incendio ebbe origine nella casa di un certo Alberto Curti, ma nulla si è potuto finora rilevare sulla causa del medesimo. In mezzo alla generale costernazione non mancarono esempi di coraggiosa abnegazione con cui vennero sottratti tre individui all'evidente pericolo di morire tra le fiamme. Vennero tosto presi i necessari provvedimenti onde alleggerire per intanto alla meglio la sorte degli sgraziati.

martedì 8 ottobre 2013

Incidente a Dorsino

"La Famiglia Cristiana", 2 ottobre 1896, n. 113

Precipitato. - Il 27 scorso certo Sottovia di S. Lorenzo nel Banale, occupato a tagliar legna nella località detta Croneson sotto Dorsino, precipitava dall'altezza di circa 50 metri in un burrone, sotto gli occhi della sua povera madre. Alcuni contadini riuscirono, dopo circa un'ora, a pervenire in fondo al burrone, ove, con loro meraviglia, trovarono il ragazzo ancor vivo a pochi passi dal torrente Ambiez. Si constatò una frattura nella volta del cranio con ischegge ossee rientranti nel cervello; il ragazzo era denudato per una estesa superficie.