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venerdì 16 maggio 2014

Morte accidentale al Limarò

La Gazzetta di Trento, 27 agosto 1874

- Morte accidentale - La mattina del 23 corr. alle ore 3 1/2, sbalzato dal carretto su cui stava seduto per aver questo urtato in un paracarro ad una svolta della strada al Limarò verso Sarche, Domenico Ricca di Poia (Lomaso) precipitò per la scoscesa roccia sottostante, dove da un cespuglio fu rattenuto, semivivo, da sbalzar ancora fino al torrente Sarca. Trasportato tosto al vicino Maso Limarò, l'infelice poche ore dopo morì.
Cartolina da Limarò, primi '900 (Catalogo Catina)

sabato 3 maggio 2014

La Sacra Missione a Godenzo

La Voce Cattolica, 2 ottobre 1879

Sacra Missione. - Godenzo 29 settembre.
Dal 19 corrente fino al 28 inclus. venne data qui una missione dai MM. RR. Padri Bertoniani, P. Giuseppe Sembianti e P. Beltino Carrara, che resterà un ricordo perenne per questi paesi. Il modo semplice e facile con cui porgevano la divina parola, l'unzione e lo zelo da cui essi erano animati nel predicarla, fece sì che il popolo accorresse affollato, non solo dalle due frazioni Godenzo e Poia componenti la curazia, ma sì anche dai circonvicini paesi e specialmente da Comano, e ciò non soltanto i primi giorni ma per tutto il corso dei santi esercizii. Oltremodo commovente poi riuscì la comunione generale nell'ultimo giorno, nella quale si fecero vicino a 600 comunioni, cosicché a sì commovente spettacolo non mai veduto in paese a più d'uno massimamente dei vecchi cadevano spontanee dagli occhi le lagrime. A ricordo d'uomo infatti non ci fu mai una s. missione in Godenzo, e se questa volta ci fu dobbiamo saperne grado al M. R. sig. Decano di Lomaso, il quale ben volentieri alla mia preghiera permise di dare i santi esercizii a Godenzo. Grazie quindi sieno rese in primo luogo a lui, grazie inoltre al R. sig. curato di Comano don Luigi Rosà, che sollecito e premuroso si prestò ad assistere alle sacre funzioni ed ascoltare le confessioni, grazie anche all'autorità comunale che prestò il suo braccio pel buon successo di opera sì santa, e più di tutto grazie e mille volte grazie ai MM. RR. Padri missionari che gratuitamente si prestarono con tanto zelo e premura perché l'esito avesse a riuscire brillante, quale fu veramente.
Nella predica di chiusa tenuta dal M.R.P. Sembianti fu spiegata e caldamente raccomandata l'elemosina al S. Padre e quella di S. Vigilio; vennero raccolti f. 12 in BN., offerta piccola se si vuole, ma grande avuto riguardo alla povertà dei paesi prodotta in questi ultimi anni per la malattia dei bachi da seta, unica risorsa di questi luoghi.
Pr. MODESTO MACCANI provv. Cur.

giovedì 17 aprile 2014

Le offerte degli emigranti per la chiesa di Godenzo

La Famiglia Cristiana, 28 luglio 1893

Godenzo e Poia, 25
(Onore al merito e ringraziamento) Mediante numerose e generose elargizioni di parecchi miei curaziani, cui fortuna arrise nell'America del nord, dal sig. Augusto Valentini, argentiere in Trento, via San Vigilio n. 1, allievo del distinto artista sig. Carlo Toneatti, potei provvedere codesta povera chiesa curaziale di un necessario e completo fornimento per l'altare maggiore, di piena soddisfazione e di aggradimento a tutti, particolarmente alle persone intelligenti in materia. Tale fornimento è composto di n. 6 candelieri a piede triangolare, disegno semplice e bello, dell'altezza di un metro crescente; n. 4 candellieri, egual disegno dell'altezza di cent. 80; n. 2 candellieri, pure egual disegno, di cent. 40 di altezza; di n. 4 vasi da palme pesanti e relativi ai candellieri da metro; d'una magnifica croce liturgica e corrispondente; ed in fine d'una grandiosa e stupenda lampada del diametro di 40 cent., il tutto di lama forte d'ottone cesellato e argentato con forte argentatura, e con argento puro vergine.
Colla presente esterno pubblicamente al sig. Valentini la mia piena soddisfazione pel lavoro ben riuscito e per l'onestà e mitezza del prezzo, pel quale eventualmente concede anche qualche dilazione.
Colgo l'occasione di rendere a nome di codesta chiesa curaziale pubbliche e ben meritate azioni di grazie anche ai miei buoni e generosi curaziani tutti, che concorsero al compimento di quest'opera bella e necessaria, a chi pensò e provvide la tovaglia con elegante ricamo in lana, e a chi inviò il danaro per fornire i candellieri di 12 bussoli di metallo lucido e di 12 candele da kg di pura cera d'api.
Dio renda loro il guiderdone, li preservi da tanti pericoli spirituali e corporali cui si trovano esposti, e faccia che tornino con vistosi risparmi sani e salvi alla patria, alle loro famiglie
Don Giov. E. Trentini curato

La prima messa di don Eriberto Ricca

La Famiglia Cristiana, 18 luglio 1894

Godenzo, 15 luglio.
(To.) (Messa novella). Sebbene il cielo diluviasse una gran folla di popolo dai varii paeselli di Lomaso accorse ad assistere al sempre caro ed imponente avvenimento, quale si è la prima S. Messa di un novello sacerdote compaesano. La fortuna toccò questa volta a Godenzo, il quale da gran tempo non la godeva; il neomista era il rev. don Eriberto Ricca. Lasciando la narrazione di tutto il resto, ch'è solito di simili festività, non posso a meno di accennarvi al discorso di occasione pronunciato con forbitezza e caldo affetto e di tutta attualità dal rev. curato di Fiavé. I due punti del discorso erano: Il sacerdote per i suoi poteri è superiore a tutte le creature e merita perciò rispetto e venerazione; il sacerdote è l'uomo più vantaggioso alla società e quindi merita gratitudine e amore. La musica fu classica in tutta la funzione del mattino e del pomeriggio, ed era più che giusto che per tal modo si omaggiasse uno degli allievi più intelligenti e pratici nel corteo sacro, quale è don Ricca. Al pranzo di oltre trenta coperti, con buon contingente di sacerdoti e chierici, non mancarono i brindisi e le poesie d'occasione. Cominciò con forbita e soda prosa il m. rev. don Lorenzo Guetti parroco emerito in pensione, sincopando la vita di S. Eriberto ed appropriandola al novello levita; seguì un ode dei cugini Floriolli, un inno del curato locale don Trentini, un carme del fratello chierico, un' altra affettuosa poesia dello studente di VIII° corso Carli Geremia, un forte sonetto improvvisato da don Narciso Sartori, infine un acrosticon del reverendissimo sig. Decano D. Dalrì, che mi pregio riprodurre in fine, per far conoscere ai nostri moderni latinisti come s'imparava e si insegnava mezzo secolo fa  nelle nostre scuole a sistema retrogrado!
Don ricca commosso ringraziò tutti ed invitò a brindare a Leone XIII, al Vescovo, a S. Maestà l'Imperatore con triplice evviva, e cui ex-corde fecero eco i convitati tutti. A completamento e chiusa presa occasione da questo brindisi, don Guetti juniore presso a poco soggiunse: Mi permettano, signori, un' aggiunta di spiegazione alle parole del mio discorso, dove accennai alla concordia per le battaglie incruente, e cruente ancora se occorressero, per Dio e per la patria.
Con felice pensiero il novello pastore ci invitò al triplice evviva: al Papa, al Vescovo, all'Imperatore; a quel papa che con sapientissime encicliche di tutta attualità ci addita il campo da combattere per Iddio, a cui e più davvicino si associa il Vescovo nostro immediato duce; a quell'Imperatore, il quale festeggiato da noi in modo singolarissimo ci graziava di sua visita sovrana in questi dì, dandoci l'arra più sicura della vicina vittoria nella lunga lotta che sosteniamo per la patria nostra. - E quindi brindo alla concordia costante che sempre più deve regnare tra noi nelle battaglie per Dio e per la patria, sicuri di non lontano trionfo. - Eccovi il bellissimo acrosticon che in brevi tocchi riepilogò il discorso d'occasione:




L'offerta dell'imperatore

La Famiglia Cristiana, 27 marzo 1895

Godenzo e Poja, 20.
(Pubblico ringraziamento). Il sottoscritto comitato a nome dell'intera popolazione di questa curazia porge doverosamente le più vive azioni di grazie a Sua Maestà I.R.A. il nostro augustissimo Imperatore, che nella Sua munificenza si degnò elargire dalla sua cassetta privata il generoso importo di fior. 50 per l'acquisto di un nuovo concerto di campane per la chiesa curaziale. In segno di giusta riconoscenza e gratitudine il giorno di S. Giuseppe in detta chiesa all'altare del santo, per ordine dell'onor. comune fu cantata la S. Messa solenne pro Imperatore nostro Francisco Iosepho coll'intervento del comitato, di tutta la rappresentanza comunale in corpore, di tutta la scolaresca col rispettivo personale docente e di tutto il popolo, per implorare le celesti benedizioni sull'imperial donatore e sulla sua casa Sovrana - Non occorre dire che la musica era sceltissima, informata ai principii della Riforma della musica sacra, tale quale si canta già da alcuni anni nelle maggiori solennità dell'anno in questo oscuro e remoto paese delle Giudicarie esteriori, nelle cui maggiori chiese la riforma della musica sacra ha già esordito bene e promette assai.
Il Comitato
Beniamino Rigotti - Antonio Floriolli - Antonio Formaini - Antonio ricca

Godenzo e Poja in lutto

Il Popolo Trentino, 20 febbraio 1890

17 febb. - Godenzo e Poja in lutto! - Oh inverno fatale! Quante malattie e quante morti!
Ma a tutto v'era rassegnazione, e tutto si subiva con amore dalla mano di Dio che percuote e consola, perché nelle nostre miserie e desolazioni sempre pronto e sollecito correva il buon ministro di Dio, l'amatissimo Curato! Ma Ahi! che l'Angelo consolatore ci fu rapito in brevi istanti dall'Angelo della morte. Ieri sera come lampo una triste notizia correva di casa in casa, di bocca in bocca: è morto il Curato! E Don Alberto Bellutta vittima dello zelo e della carità moriva sulla breccia. Fosse influenza, fosse doglia, fatto sta che moriva si può dire senza allettarsi.
A tutti pensava, e non pensava alla sua salute; martire, come tanti altri, senza guiderdoni in terra, s'ebbe intiero quello preparatogli in cielo. - I curaziani tutti sono accasciati a tanta perdita, e solo la speranza d'avere un protettore di più in Paradiso, li sostiene in tanta jattura. O Don Alberto pace alla tua bell'anima, e rassegnazione ai tuoi amati curaziani e a' tuoi amici confratelli, che ti piangono sconsolati.
Un amico