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venerdì 18 luglio 2014

Un annegamento nell'Adanà

La Gazzetta di Trento, 22 maggio 1888

Quel crudele torrentello ch'è l'Adanà, il quale or sono due mesi minacciava sommergere il paese di Strada (distretto di Condino) quantunque ridotto alle normali proporzioni fece di questi giorni una vittima. 
La fanciullina Teresa Giovannini d'Agrone, di sett'anni, recatasi a diporto con alcune sue compagne presso il forte Revegler, volle ivi attraversare il torrente sul trave gettatovi da sponda a sponda; ma perduto l'equilibrio precipitò nella corrente che la travolse per ben 100 metri nel suo corso. Le piccole compagne non ebbero il coraggio di tentarne il salvamento.
Ognuno può immaginare il dolore del padre disgraziatissimo, che avuta notizia dell'accaduto ed accorso, non trovò dell'amata fanciulletta che il freddo cadavere.

Strada

Archivio giornalistico ottocentesco

25 giugno 1883, L'alluvione nelle Giudicarie
4 aprile 1888, Un paese in pericolo
22 maggio 1888, Un annegamento nell'Adanà

martedì 15 luglio 2014

Un paese in pericolo

La Gazzetta di Trento, 4 aprile 1888

Riceviamo da Condino:

Si trattava nulla meno, che di sommergere il paesello di Strada, nelle Giudicarie inferiori.
Dal giorno 25 al 31 u.s.m. la pioggia continuò, ed in maniera da non esser che a brevi tratti interrotta, per prender lena maggiore.
L'Adanà, ruscello che nel cuor della state si dovrebbe perir di sete volendo ricorrere ad esso, erasi gonfiato in modo assai spaventoso.
Sopra Strada circa 600 metri deviò dal suo alveo, e scagliandosi contro il muraglione dello stradone, lo demolì per oltre 50 metri trascinandolo seco, da non lasciarne nemmeno vestigia.
La comunicazione è interrotta.
Gli abitanti di Strada temevano, temevano forte, ma più ancora quando nella mattina dei 30, s'accorsero che il furente Adanà, formando baluardo sulla sponda sinistra, delle materie che seco traeva, straripava alla destra minacciando fortemente il paese.
Qual trepidazione! L'acqua giungeva ormai ad aprirsi un alveo novello fra le adiacenti ortaglie, senza che vi si potesse riparare, e ciò in mancanza d'aiuto.
L'i.r. capoposto di Gendarmeria, sig. Giuseppe Rover, che alacremente dirigeva l'opera di salvataggio, non tardò punto. Prese dal suo portafoglio una carte e sopra vi scrisse - Prego soccorso - indi consegnò la stessa ad un messo, onde venisse tosto rimessa all'i.r. Comando di Stazione Militare in Creto, di là poco discosto.
Non andò guari che un drappello di soldati guidati dal sig. tenente Giovanni Cantaruti comparve, e là, sotto la direzione dell'impavido ufficiale, sorretto anch'esso dall'espertissimo capoposto sig. Rover, affrontarono l'orgoglioso torrente, e ne domarono ben presto la baldanza.
Bisognava vedere con che coraggio, e con qual sollecitudine essi lavoravano. Tanto era lo spirito e l'abnegazione che raggiungevano perfino la temerità.
E se Strada deve il suo salvamento a qualcuno, lo deve certamente al sig. tenente Cantaruti ed al cap. sig. Rover, i quali mercé la saggia decisione giunsero a confinare il torrente nel primiero suo letto, e così il paese fu salvo.
G. N.

martedì 6 maggio 2014

L'inondazione nelle Giudicarie

La Voce Cattolica, 25 giugno 1883

Giudicarie - Il Sarca scondusse immensa quantità di legname, masserizie e qualche capo di bestiame. Molti danni sofferse la strada tra Comano e Saone, al luogo detto la Scaletta.
Da Stenico, 10 corr. scrivono alla Gazz. di Trento: "Ieri verso le 4 pom. Francesco Ferrari, giovane sui 25, sposato di fresco, mentre stava con taluni altri adoperandosi ad assicurare il ponte sul torrente Lisana affin di mantenere il passaggio almen da quella parte, sdrucciolò precipitando nel torrente stesso, e travolto dalle acque vi trovò miseramente la morte, senza che i suoi compagni potessero prestargli aiuto. Al primo di lui grido suo cognato si gettò anch'esso nell'acqua ma non giunse a soccorrerlo, ed a stento anzi poté egli stesso esserne estratto. L'infelice Ferrari vedutosi nell'abbandono, perduto, fece un ultimo supremo sforzo, abbracciò il ramo di un salice, ma come questo spezzossi, egli ricadde in balia del vorace elemento. il cadavere non fu ancora rinvenuto".
Va da sé che per la pioggia dirotta ingrossarono in molti luoghi il Caffaro, il Chiese, l'Adonà, l'Arno e la Fiana. Quasi ogni paese, mancando i ponti, si trovò isolato. Si lodano giustamente le prestazioni del sig. Capitano distrettuale di Tione, dei pompieri e dei militari.
Annegarono nel Chiese due giovani di Condino. Anche due sorelle passando su di un ponticello del Chiese, e l'una volendo salvar l'altra, furono inghiottite e travolte dalla fiumana. Al 19 si parlava a Bondone di altre vittime a Cimego, Storo e Bagolino.
Veduta di Condino nel 1913
Il Caffaro a Lodrone ruppe due pilatri del ponte, che per ora è impraticabile ai carri.
Giudicarie. - Nella valle di Daone tutti i ponti crollati, eccettuato uno. Due sorelle di Praso annegarono nel torrente Remir, una di 18 anni, l'altra di 14. Le bestie delle malghe di Valcamonica, poste sul regolare di Daone, e da circa 70 individui chiusi per qualche giorno fra monti di neve al Nord-Ovest e il Chiese, coi ponti abbattuti al Sud-Est. La neve intanto spariva e così poterono risalire i loro alti monti ed il tutto condurre alle loro case.
Il paese di Cologna in pericolo per qualche giorno; si suonarono a stormo le campane. Ad Agrone, Strada e Creto gravi danni. Presso Stenico un giovine sposo restò vittima. Parlasi di altre vittime a Condino, Cimego...
Daone però fra tanti danni ebbe anche un non piccolo vantaggio. Da qualche tempo un grosso orso or qua or là andava facendo, senza essere sturbato, le sue provvigioni speciali di pecore e capre. Venne la piena, e fu trovato morto nel Chiese senza prima esser punto ferito.